Novomer, è l’azienda che ricicla CO2 per creare polimeri per materie plastiche che ha avviato la sua commercializzazione del prodotto NB-180 composto un pò meno del 50% da biossido di carbonio. Pensiamo alle materie plastiche che hanno davvero cambiato radicalmente il nostro modo di vivere negli ultimi 50 anni, permettendoci di realizzare nuovi e innovativi strumenti, mezzi, contenitori e addirittura protesi per il corpo umano ma proprio questi come ben sappiamo producono una vasta gamma di effetti collaterali, iniziando proprio dalla loro non biodegradabilità e inquinamento. Per Novomer l’NB-180 è una classe di prodotti utilizzati soprattutto per la fabbricazione di prodotti elettronici o nelle celle a combustibile, nei nanomateriali o nei pannelli fotovoltaici. La qualità del materiale spiega Fox Holt, product manager di Novomer è molto alta. La produzione delle materie plastiche per Novomer avviene utilizzando una varietà di catalizzatori che reagendo con le emissioni di CO2 formano la “plastica”. Novomer punta ad unirsi a con diverse aziende che producono CO2, come i produttori di cementi in modo da reperire facilmente e a basso prezzo la quasi metà della sua plastica. Ma oltre al nuovo prodotto della Novomer, il settore delle bioplastiche è in crescita anche se dipendono da una fonte primaria vegetale per creare materiali ecocompatibili. Una differenza sostanziale per Novomer che utilizza la sintesi per sviluppare il suo prodotto, non facendolo dipendere dalla disponibilità di alcune piante (o anche colture alimentari) e non richiedendo energia per abbattere queste piante. Novomer risulta così una società pionieristica per lo sviluppo di materiali a basso costo, alte prestazioni e soprattutto sostenibili. LaNovomer inoltre grazie alle sue tecnologie rivoluzionarie consente infatti di creare polimeri biodegradabili a basso costo, in n etto vantaggio rispetto ad altre aziende che utilizzano costosi processi di produzione e che magari utilizzano materie prime biologiche. Concentrandosi sull’uso di CO e CO2 come materia prima spiega la Novomer, si possono ottenere facilmente numerose materie plastiche e a basso costo.
azienda: novomer
fonte: genitronsviluppo
Gli hydrogel sono polimeri idrofili reticolati in grado di rigonfiarsi e assorbire una grande quantità di acqua mantenendo allo stesso tempo la propria forma tridimensionale. Il termine hydrogel è utilizzato sia per il prodotto secco che per il gel ottenuto durante l’assorbimento del liquido. Tali polimeri non sono solubili in acqua; infatti, durante l’impregnazione, aumentano in volume ma conservano la loro struttura tridimensionale senza disgregarsi. Gli hydrogel si possono suddividere in polimeri super-assorbenti (SAPs) e hydrogel super-porosi (SPHs). Generalmente la quantità di acqua assorbita da un hydrogel è pari a circa il 20% del suo peso totale, ma i SAPs arrivano fino al 200% in peso di liquido assorbito. L’hydrogel super-poroso, invece, è un sistema tridimensionale che assorbe una grande quantità di acqua (fino al 400% in peso) in un tempo ridottissimo grazie alla presenza di pori microscopici interconnessi. Gli hydrogel reagiscono a piccoli cambiamenti delle proprietà chimico-fisiche del mezzo in cui si trovano, ad es. pH, temperatura, campo elettrico, forza ionica, soluzioni saline, tipo di solvente, stress esterno o luce. Questa peculiarità ha permesso l’utilizzo di questi polimeri in numerose applicazioni: come materiali super-assorbenti nei pannolini, come isolanti nell’edilizia, in campo agricolo per la ritenzione di acqua e agenti nutritivi, nello spettacolo per creare l’effetto neve artificiale, nelle industrie cosmetiche e farmaceutiche, nella costruzione di organi e tessuti artificiali, come bendaggi per tagli e ferite e nella protezione dalle fiamme. Inoltre, grazie alla loro totale bio-compatibilità, essi vengono utilizzati anche come materiali per lenti a contatto e bendaggi chirurgici.
fonte: gzspace.com
Utilizzare un centro di ricerca esterno, quale la Grado Zero Espace Srl, consente di poter attingere “on demand” ad uno staff di professionisti particolarmente qualificato ed a innovazioni, materiali e/o brevetti non solo selezionati ma ingegnerizzati ed immediatamente trasferibili nel proprio ciclo produttivo con un assoluto risparmio in termini di investimento, con tempi di attuazione rapidi e con un ampio spettro di possibilità.
A sua volta coloro che hanno progetti, brevetti o comunque idee ma non hanno individuato destinatari commerciali o industriali possono ricorrere alla Grado Zero Espace Srl per sviluppi ingegneristici e per il collocamento degli stessi sul mercato.
L’obiettivo di GZE è quello di sviluppare e commercializzare nuovi materiali e tecnologie da trasferire alle industrie per creare nuovi prodotti allo scopo di migliorare la qualità della vita, del lavoro e dell’ambiente. L’azienda agisce da tramite fra vari settori industriali e i diversi ambiti di ricerca tecnologica. Le aree di consulenza principali sono per: nanotubi di carbonio, fibre, tessuti, strutture tessili anche per compositi, polimeri speciali, materiali isolanti, attrezzature per sport, equipaggiamenti di protezione e sicurezza, arredamento, automotive, nautica e medical area.
La principale attività e il punto di forza della Grado Zero Espace Srl è rappresentato dal trasferimento tecnologico di innovazioni e/o invenzioni dal mondo della ricerca al mondo industriale.
Sito web: grado zero espace
BEST UP indica la necessità di unire la cultura dell’equità e della sostenibilità con estetica, creatività, gusto, stili di vita. BEST è parola inglese e insieme acronimo costituito da parole italiane: Bello, Equo, Sostenibile; allude all’Italia e al mondo; al locale e al multilocale, UP è un invito a svegliarsi, darsi una mossa, assumere la questione della sostenibilità.
Bellezza, equità e responsabilità sociale possono sdoganare la sostenibilità dalle nicchie del tecnologismo e da un’ideologia pauperistica e minoritaria. Bellezza ed equità possono creare ponti, rendere appetibili contenuti e comportamenti innovativi, ricondurre la questione ambientale alla quotidianità delle scelte e dei comportamenti.
Ideazione e coordinamento a cura di Clara Mantica e Giuliana Zoppis, giornaliste indipendenti. Dagli anni Ottanta impegnate nell’ambito del design etico e della bioarchitettura lavorano alla creazione di ponti fra il mondo del design, la società civile e le istituzioni. La prima è titolare della rubrica “Sostenibile” sulla rivista Interni, inviata di Intramuros, docente all’Accademia di Brera Dipartimento Design; la seconda collabora a D di Repubblica/DCasa, Donna Moderna/Casaidea, Il Salvagente.
Sito web: bestup

foto: terre-net
La nuova plastica 100% vegetale si chiama Biolice, profuma di pane e l’hanno studiata al Céréales Vallée, polo di ricerca francese sui cereali.
Biolice si decompone in 12 settimane e, a differenze delle altre imitazioni della plastica ottenute dall’amido di materiali vegetali, e’ fatta direttamente dalle farine di cereali. Estrarre l’amido dalla farina e’ un processo che consuma molta acqua. la pubblicizzano come l’alternativa più economica alla plastica tradizionale.
I laboratori di ricerca di Ulice di LCI (Limagrain Cereales Ingrédients) della regione Auvergne, producono Biolice a livello industriale grazie ad un impianto pilota di 10.000 tonnellate l’anno di capacità. Si pensa di usare questo materiale come buste (ad esempio quelle per la spesa), film di protezione delle coltivazioni (impagliatura e mini serre per ortaggi) ed anche nei centri termali per l’applicazione di alghe e fanghi.
Il Biolice è anche adatto per la realizzazione di prodotti ottenuti tramite iniezione.
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The European leader in the seeds sector, Limagrain, has developed and successfully tested a biodegradable film for uses including agricultural mulching and carrier bag production. The product isnow marketed in France. More than 10 years of research have been needed to finalise Biolice. It is100% biodegradable according to European norm EN 13432, which states that at least 95% of thematerial should be biodegraded at 55°C in less than 90 days.
azienda: Limagrain
fonte: biolice
I pannelli di legno del marchio Plexwood si distinguono per l’assenza di emissioni di formaldeide di altri composti organici volatili, l’assoluta
atossicità e la facile riciclabilità.
Attualmente l’azienda è impegnata in un progetto di ricerca (ECOBINDERS - Eco-friendly, emission-free, moisture resistant and 100% renewable binders) che punta ad alcuni obiettivi scientifici e tecnologici tra i quali:
- Sviluppare un legno durevole: un’alternativa sostenibile a quelli comunementi usati e che sono molto dibattuti per l’alto contenuto di sostanze tossiche.
- Ideare soluzioni di pannelli per l’indoor riducendo sensibilmente l’emissione di Co2 nell’aria.
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Plexwood is a formaldehyde-free wood and has low-VOC (Volatile Organic Compounds). Composite building boards made from a variety of woods harvested under Dutch and European Union guidelines.
azienda: plexwood
fonte: thegreenguide.com
L’I.S.I.A. di Roma (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) è un Istituto pubblico inserito nel Comparto A.F.A.M. (Alta Formazione Artistica e Musicale) del Ministero Università e Ricerca.
Si basa su un corso di studi post diploma del tipo “3+2″, con un corso di diploma accademico triennale di primo livello in “Disegno Industriale” e uno biennale di secondo livello in “Design dei Sistemi”.
E’ una scuola di carattere sperimentale con spiccata attitudine alla ricerca, caratteristica che le ha conferito solida rinomanza internazionale. L’Istituto opera per la formazione di progettisti per l’industria al miglior livello professionale. Gli studenti apprendono a progettare oggetti ed insiemi di oggetti in modo sistemico, analizzandone funzione e segno nel solco della grande tradizione del design italiano.
Sito web: ISIA Roma